LA POESIA DI M.TERESA SANTALUCIA


Articolo del Settimanale d'Informazione di Treviglio - Diretto da Dr. AMANZIO POSSENTI - IL POPOLO CATTOLICO -Sabato 20 Marzo 2010, pag.24 -scritto dalla Giornalista MARINA FERRARIO, per la mia serata a Melzo voluta dall'Assessore alla Cultura, dal Presidente dell'ACADA - DARIO LODI. Ringrazio il Direttore la brava Marina, la
dott.ssa Laura, l'Assessore e l'amico Dario

La poesia di Maria Teresa Santalucia Scibona, “un mare di incantesimi con infinite rinascite”

La verità che trova parola, metafora per decifrare l’esistenza, per incantare e porre domande, per dialogare in uno scambio delicato di desideri, intuizioni, dolore; canto di lode, di pietà, d’amore; “figlia della mente / scrolli la solitudine / e mi riporti ove le fresie / stordivano i grilli di promesse / e il piviere dorato / dispiegava il suo canto”.
È la poesia della poetessa senese Maria Teresa Santalucia Scibona, traboccante di grazia espressa attraverso la musicalità del verso e il senso estetico dei contenuti, che mai fuggono l’essenza, ma indagano a fondo i mutevoli accordi degli affetti e dei sentimenti, conducendo il lettore attraverso un viaggio emozionante nelle profondità dell’animo umano. Emozioni e incanti, brividi di luce e suggestioni di libertà hanno rischiarato la serata di venerdì scorso, in occasione dell’appuntamento ‘Poesia a Palazzo Trivulzio’, organizzato dall’Associazione Culturale Amici delle Arti in collaborazione con l’Amministrazione del Comune di Melzo e dedicato a Maria Teresa Santalucia Scibona, una delle voci più interessanti del panorama culturale italiano, vincitrice di numerosi premi e inserita in diverse Antologie di autori contemporanei.
L’evento, introdotto dall’assessore alla Cultura del Comune di Melzo, è stato accolto con partecipazione da un pubblico attento e numeroso.
Durante la serata sono state lette alcune tra le composizioni più intense della poetessa, caratterizzate da una sensibilità profonda, da un caldo e acuto amore per la vita. Dai versi affiora forte il desiderio di riappropriarsi della vita, in nome di un’autenticità difficile da perseguire, soprattutto in tempi mediocri e di assuefazione come quelli contemporanei.
«Scrivere è una sorta di catarsi, è ricerca di verità, mi permette di esternare sentimenti miei che, una volta scritti, appartengono a tutti e diventano universali. La poesia è dialogo di emozioni, è scambio tra anime», afferma Maria Teresa Santalucia Scibona, con grazia e semplicità uniche e commoventi. Anche quando il dolore per la propria condizione perfora il petto, “basta che tu venga a trovarmi / e un diadema di sole / ravviva il deludente vuoto”.
La vita si traduce in poesia e la poesia svela la vita, attraverso un canto che modula le voci interiori, ricomponendole in assonanza con la natura. Una donna forte e libera Maria Teresa Santalucia Scibona, dall’intuizione fulgida e dal cuore grande e paziente, canta il chiarore antico della luna, i riti millenari della mietitura, i sogni appassiti “delle formicuzze agguerrite, indifese d’una aliena città” e canta l’amore, l’amore intenso e viscerale di una madre, l’amore imperfetto – tenero o sognato, velenoso o abusivo – tra un uomo e una donna, mondi destinati a restare separati.
Frammiste alle composizioni della grande poetessa senese – rese ancor più suggestive dalle musiche di Bach e Chopin, eseguite dal giovane Francesco Manzoni – sono state lette anche le liriche di Dario Lodi, Alessandro Fanella, Antonio Vavassori e Rinaldo Zambelli. Al termine della serata, Maria Teresa Santalucia Scibona ha accolto il pubblico desideroso di dirle grazie per l’assonanza del suo canto.
Marina Ferrario
Da “Il Popolo Cattolico” di Sabato, 20 Marzo 2010- Treviglio (BG)


Articolo tratto da: Scibona - http://www.scibona.org
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