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	<fn:title>SCHERMAGLIA E FUGA</fn:title>
	<fn:avatar>poesie.png</fn:avatar>
	<fn:reads>237</fn:reads>
	<fn:header> Dal volume <b>" L'Amore Imperfetto"</b> Helicon Editore, a cura di <b>NEURO BONIFAZI ,</b>  con testimonianza critica 
della cara amica <b> MARIA MODESTI </b> <br> <br> segue il testo e la recensione...
</fn:header>
	<fn:body><b>SCHERMAGLIA  E  FUGA</b>
<br><br>                                          Era un ‘isola verde<br>                                          quel campo di grano a primavera.<br>                                          La terra odorosa di mentuccia<br>                                          celebrava i suoi riti.<br>                                          Mi sentivo un tralcio vegetale<br>                                          pronto a sciogliere<br>                                          le membra intorpidite.<br>                                          Stemperavi di baci fitti e lievi<br>                                          l’accresciuto controllo.<br>                                          Friabile, insicura<br>                                          erigevo provvisorie barricate<br>                                          e perdevo terreno.<br>                                          Non ti avevo sommerso <br>                                          in un mare di parole.<br>                                          Ruppe la pervadente sensazione<br>                                          una lucertola stupita,<br>                                          drago - coscienza<br>                                          d’abbandono emotivo.<br>                                          Mi rifugiai <br>                                          nel mio guscio spigoloso<br>                                          puntellando vulnerabili confini.<br>                                                           <br>                                      <b>    M. Teresa Santalucia Scibona </b><br> <br>


<b>L’amore imperfetto</b><br><br>

Lungo un filo sottile di memorie e passioni si snoda la poetica di Maria Teresa Santalucia Scibona, tutta volta a recuperare il senso stesso della femminilità, ossia del principio primordiale, del suo essere donna “<i>radice, / materna cedevole”, “fragile, insicura</i>”, eppure forte come può esserlo l’amore per la vita “<i>in un gioco sotterraneo d’insidie / e conflitti di passioni / folli e tormentose </i>”, fino ad abbandonarsi ad un contatto intimo, immediato con la natura, in una visione che spesso si confonde con il sogno, con il fantastico.
L’incipit dell’intera raccolta recita:<br> <br>
<i>
 “Era un’isola verde
 quel campo di grano a primavera. 
 La terra odorosa di mentuccia 
 celebrava i suoi riti. 
 Mi sentivo un tralcio vegetale 
 pronto a sciogliere 
le membra intorpidite”…</i> <br> <br>

Ed è in questo “panismo”, che viene ad inserirsi il corpo, quasi un alter – ego con cui confrontarsi, e quello dell’altro, dell’amato, spesso enigmatico e sfuggente, in un colloquio serrato che riporta, da una parte, al “<i>volto luminoso di Eros </i>”, accattivante e seducente, e dall’altra all’assenza, al “<i>tuo cuore di selce” che “è in balia del vento </I>”, ad una sensazione di stanchezza, dopo che “s’è spento l’amoroso circuito”, di inquietudine e disinganno, nel vuoto delle parole e nel rituale dei gesti. <br> <br>
Ma ad esorcizzare la realtà, il presente, ecco il rifugiarsi nel mito della Ninfa Scilla, di Cariddi, in quel “<i>si lasciò blandire dall’azzurro gorgo” che fa venire in mente “un mare di incantesimi / con infinite rinascite”. </i><br> <br>

Passioni, quindi, e delusioni, che coincidono con la consapevolezza che nel gioco dell’amore tutto si ripete in una “penosa allegoria” e non rimane che lasciarsi sopraffare da un sentimento nuovo, non più di sfida, ma di accettazione e serenità.<br><br> <i>
S’imporpora di compostezza
interiore il caduco
ibisco dell’amore”.</i>
<br><br>
Tuttavia la caducità della passione e dell’amore è anche quella del corpo che, pieno di energia vitale, rifugiato in un “guscio spigoloso” e protetto da ogni insidia, gelosia o follia, diviene nel tempo lentamente vulnerabile, ferito ed “<i>inerme” / sul filo dei giorni”, convogliando l’esistenza stessa “al flusso tuo vitale / per far morire le ore / e poi finire tra rapide e correnti, / verso l’immensità del calmo mare”.</I> <br> <br>
										<b>	Maria Modesti </b>
 
<br><br></fn:body>
</fn:news>
