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Read MISCELLANEA POETICA
eventi_artistici.png Ringrazio vivamente il caro amico, valente Professor
LUIGI ARISTA per la magnifica relazione tenuta
alla Libreria Becarelli, di Siena il 19 maggio 2007, sul mio audio disco MISCELLANEA POETICA

segue l'estratto della recensione


Maria Teresa Santalucia Scibona
Estratto dalla Relazione di Luigi Arista
per la pubblicazione audio “Miscellanea poetica”
Siena, Libreria Becarelli - 19 Maggio 2007


Nel panorama poetico degli ultimi trent’anni, che in massima parte si presenta come “ingegneria semantica”, “rivolta grammaticale”, “trovata fonetica”, con testi molto “pensati” più che “sentiti”, troviamo l’opposto intento stilistico di Maria Teresa Scibona, che resta negli spazi originari del “verso italiano”, quasi affermando un vero e proprio “ricominciamo da capo”. La sua poesia si pone come quella che nel marasma dei moderni “trucchi” linguistici vuole riappropriarsi della fraseologia intelligibile, del contenuto verbale rivelabile, della riflessione esistenziale comunicabile. Tutto questo è fatto con forme metriche, strutturali, grammaticali e lessicali che costituiscono una sintesi fra tradizione poetica e necessità espressiva nella lingua di oggi. Sono forme per niente affatto decadute e che la poetessa percorre senza contaminazioni di tecniche dell’effetto o del tema a sorpresa, diversamente da molti poeti-ingegneri contemporanei. Con metafore normali, figure retoriche normali e un vocabolario normale (ma nel dettaglio dei testi scritti si possono vedere quanti momenti pregiati), Maria Teresa svolge in modo immediato e chiaro i suoi temi, in antitesi a tutti i discorsi sulla poesia come parafrasi intellettuale da interpretare.
La sua poetica possiede i canoni formali per parlare di vita e sentimento. E infatti si tratta di poesia della vita così come sentita intimamente, intensa e complessa, sognata e sofferta, ed è poesia del sentimento, a tratti nostalgica e dolente, ma anche disillusa, acuta nell’osservazione, spesso piena di tolleranza, pazienza, forza interiore, il più delle volte eroica nelle conclusioni. Ma se si vuole fare “punto, ricominciamo da capo”, non si deve forse ripartire dalla poesia dell’intimo, per opporsi alla banalità (le “parole vane”) che Maria Teresa vede nei versi oscuri (le “oscure trame”) che seppelliscono i suoi citati Quasimodo, D’Annunzio e Torquato Tasso? Non è stata forse, la poesia, da Goethe, Novalis e Schiller, espressione dell’interiorità? Non è forse intimo il leopardiano indelebile “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”? Dal Romanticismo in poi la poesia è “istituzionalmente” espressione dell’interiorità, anche quando si è posta come poesia civile e sociale e partiva dalle passioni civili e sociali del poeta. Ma ancora prima, il foscoliano “Se un dì io non andrò sempre fuggendo / di gente in gente mi vedrai seduto” non è un neo-classico dell’intimità? E se vogliamo risalire addirittura all’antichità classica, possiamo ricordare “Notte / trapassa tempo. / Io mi addormento / sola” della mitica Saffo.

Luigi Arista



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