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Read  PREFAZIONE DI VINICIO SERINO
eventi_letterari.png Il piacere duraturo nel tempo di una memorabile serata
letteraria, a Poggibonsi (Si)
per la presentazione e l'autorevole prefazione del volume:
" L'INCONTRO DI DUE VITE"
Epistolario 1991-2004
Mario VERDONE - M.Teresa SANTALUCIA SCIBONA
Sampognaro & Pupi Editori Associati
elaborata dal fraterno amico,valido Antropologo e noto
Archeologo Prof. VINICIO SERINO





Trascrivo la mirabile prefazione dell 'Insuperabile amico Prof. Vinicio SERINO, Antropologo,
Archeologo ed altre cariche in più …in ricordo dell' esaltante serata letteraria.
“L’INCONTRO DI DUE VITE”
Epistolario 1991-2004
Mario VERDONE - M.Teresa SANTALUCIA SCIBONA
Sampognaro & Pupi Editori Associati
**********
Relatori: Marco BROGI - Giornalista, Scrittore
Claudia CORTI - Docente, Presidente della
Pro- Loco di Poggibonsi
Costantino MAIANI - Docente di Cinematografia, Regista
Al leggio Renza CANGIANO - Attrice
Sarà presente l’autore
****************
PREFAZIONE DEL PROF. VINICIO SERINO

Cosa mai può indurre un vecchio professore, studioso di tutte le forme possibili ed immaginabili di spettacolo, con una (inconsueta) inclinazione verso il movimento futurista nelle sue diverse salse ad incrociare, per quasi vent’anni, la propria convulsa esistenza con quella di una (all’apparenza) mite e dimessa signora, ravvivatrice di sentimenti, a loro volta evocatori di emozioni trasferite in uno straordinario linguaggio poetico? Cosa hanno in comune Mario Verdone, senese- romano, filmologo illustre, padre di una ricca genia di gente di spettacolo, con Maria Teresa Scibona, poetessa della sofferenza eppure mai doma, sostenuta, come dice lei stessa, nonostante “il fato/ sghembo e beffardo”, da un cuore “illuminato dal conforto dell’amicizia”?
Di primo acchito, nulla. Nei fatti tanto, tantissimo. Lo testimonia questo semplice epistolario che, tra il 1991 e la fine del 2004, raccoglie riflessioni, pensieri, persino “svelamenti dell’animo” scambiati da due personaggi, appunto Mario Verdone e Maria Teresa Scibona all’apparenza agli antipodi culturali. All’apparenza. In realtà i due testimoniano, di continuo, uno straordinario, irriducibile, commovente attaccamento alla vita, espressa da una ansia irrefrenabile di conoscenza. Appunto di conoscenza della vita,in tutte le sue diverse, molteplici manifestazioni. Nel bene e nel male.
D’altra parte, non avrebbe potuto essere diversamente. La nota “vocazione” futurista di Mario Verdone non è un semplice vezzo, una erudita curiosità intellettuale. In quanto “cittadino del mondo”, sempre pronto a cogliere ogni occasione per avvicinarsi alla varietà infinita delle culture e delle etnie Verdone è spinto, di continuo dal demone della conoscenza, che stimola, oltre ogni modo, la sua innata ansia si sapere. Lo dice lui stesso, nel volume “Un percorso di auto-educazione. Materiali per una bio-bibliografia di Mario Verdone”, a proposito della sua condizione di “critico totale”. “… un arricchimento di queste conoscenze lo ebbi proprio, come ho detto più volte, per i viaggi che facevo: direi che in ogni viaggio io facevo - per me personalmente - qualche scoperta; non intendo le scoperte di cose nuove; no, io parlo delle mie scoperte personali, di cose che io ancora non sapevo, e di scoperte ne ho fatte infinite.”
E’ lo stesso concetto che esprime quando, illustrando la sua idea sul “progresso umano”, scrive all’amica Maria Teresa: “E,’ l’essere umano, corpo pensante in movimento, che può mirare al progresso e alla felicità, sua e dell’ umanità : ma le sue conquiste sono anche il risultato di una serie, di cadute, di rimorsi, di coincidenze fortuite di risoluzioni irrazionali, di decisioni produttive o distruttive. C’è il progresso e la regressione, l’allegria di agire e la sofferenza di subire, il bianco e il nero. Non si sa mai se si è più vicini alla luce e all’ombra.” La vita è un viaggio alla disperata – talora disperante – ricerca della conoscenza: non esiste il progresso assoluto, come costante ed incoraggiante avanzare verso la meta di un più vasto sapere, che magari dovrebbe rendere felici … Perché la vita è fatta anche di cocenti sconfitte, che respingono il viaggiatore illuso dalla visione di Itaca – come sapeva bene il pur astuto Ulisse – verso il mare aperto e tempestoso della mortificante inconsapevolezza.
E sta proprio qui il sottile, eppure saldo, filo che unisce l’antico intellettuale dalle simpatie futuriste, l’amante irriducibile della bellezza maturata nella Siena della sua lontana giovinezza, con la poetessa, indimenticata autrice dello struggente “Il tempo sospeso”. Opera, dice ammirato Verdone, “di una trasparente sensibilità elegiaca, sempre discreta”. Lascito di un essere che, seppure ferito, “non schiva le rocce e i rami ispidi e secchi della sofferenza.” Anzi, li riconosce uno per uno, con coraggio, perché ammette “ l’ostile destino”, al quale va incontro, come “vispo pettirosso”. Questo “ostile destino” è, appunto, affrontato, con l’animo, forte, del viaggiatore che prosegue nel suo cammino a dispetto, come scriveva il grande poeta greco Costantino Kavafis nella sua splendida “Itaca”, dei Lestrigoni e dei Ciclopi, o della furia dell’irato Nettuno. E, quella vita, anche se “depredata”, dice ancora con eccezionale finezza Verdone, non vieta alla sua dolce amica poetessa “i moti più puri del cuore, che esterna con la lucidità che appartiene alla grazia, in immagini, sempre nuove, attinte, insieme, ad una inesauribile ricchezza interiore, dalla memoria e dalla mai perduta vitalità e serenità dello spirito.” Pensieri che “nascono da pudore, tenerezza, stupore di vivere, e anche di convivere col dolore, come una delle costanti della vita di ognuno.” Appunto, stupore di vivere. E’ questo che unisce, indissolubilmente, queste due personalità. E’ questa l’idea, formidabile, che sembra riecheggiare quella sull’arte espressa da Marinetti nel suo celebre Manifesto:”L’arte, questo prolungamento della foresta delle vostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell’infinito dello spazio e del tempo.” Era, è questo la vita.

VINICIO SERINO



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