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Read "" LE ROTTE DEL VENTO"
testimonianze_critiche.pngLa mia cara amica, valida scrittrice e critica letteraria Pina Panussis Frascino che, bontà sua, segue da molti anni l'evolversi della mia poetica, da Pisa dove abita, mi ha spedito la recensione del mio ultimo volume :
"Le ROTTE DEL VENTO"2014
(LOS RUMBOS DEL VIENTO). Prefazione di
Renzo Montagnoli, Versione in spagnolo di
Emilio Coco. Copertina di Fabio Mazzieri.
Raffaelli Editore. RM.



Ringrazio la cara Pina che ha titolato la sua testimonianza così: IMPREVEDIBILE NATURA

Recensione di Pina Panussisis Frascino sul volume poetico di M. Teresa Santalucia Scibona “LE ROTTE DEL VENTO”2014
IMPREVEDIBILE NATURA



Nella produzione poetica di Maria Teresa Scibona sono sempre stati presenti gli amici, o invocati per la loro forzata lontananza,o ringraziati per il loro amorevole sostegno, o accarezzati nell'immagine della loro bellezza.
In quest'ultimo libretto che ho il piacere di leggere e commentare a me pare che ci sia un notevole salto di qualità. Gli amici ci sono comunque, ma vengono posti nelle dediche, mentre con una azzeccatissima e bellissima poesia Maria Teresa traccia il destino suo e di ogni essere umano. Dico azzeccatissima perchè la poesia " Le rotte del vento", scelta appositamente a dare il titolo alla silloge stessa, sposta l'attenzione della poetessa sulla natura, origine del tutto, bacino che ci contiene e che può anche decidere della nostra vita e della nostra morte.
Le metafore del mare,della nave e del vento non sono certo nuove anche alla poesia classica, ma secondo me Maria Teresa rinfresca questi concetti sottolineando con amara lucidità che del nostro stesso tragitto non siamo avvertiti (senza indizio) e non possiamo che "navigare a vista". Niente possiamo sapere delle "rotte del vento". Sembrerebbe, se non conoscessimo Maria Teresa Scibona, che la poetessa abbia qui scavalcato se stessa, o meglio l'ordine consacrato e costituito dalla sua religiosità, ma sappiamo che non è così, è soltanto un argomento disquisitorio che però può allargare il pubblico dei suoi lettori.
Senza dubbio però in questo libretto la natura la fa da padrona, anche in molte altre poesie, a cominciare dalla prima "Baruffe marine", in cui viene dipinto un emisfero ancora assonnato in cui all'improvviso falchi e grifoni ghermiscono una povera sardina. La poetessa sembra come svegliarsi e chiedersi il perché di una natura forse ingiusta.
Nella poesia successiva "Bellezza e verità" , c'è forse una spiegazione che la Scibona trova in una frase di George Bernanos (dalla Gioia): "Chi cerca la verità nell'uomo deve farsi padrone del suo dolore".
Il libretto prosegue poi fra personali dolorosi ripiegamenti e aperture naturalistiche, fino a quando ci imbattiamo in un'altra poesia degna di speciale encomio: "Il bivio degli esclusi". Nella prima parte si sottolinea ancora la soff "I giorni cupi, l'opacità/ del mio autunno si riscattano/ dal fardello quotidiano/col fragore delle parole./ Le trame infinite dei versi/rifugio esclusivo dell'anima ...../
Se poi vogliamo trovare di poesia in poesia tutte le consolazioni a cui la poetessa si aggrappa, troviamo persino il sonno, l'estasiante natura e appunto come sempre gli amici e la parola, in special modo quella della poesia, che sembra silente, ma invece fa chiasso..... ( e "...Vince di mille secoli il silenzio").
Infine, nella poesia conclusiva, "Evoluzione", per chi non l'avesse ancora capito, la Scibona così conclude: "Nel terreste passaggio/ dai contorni imprecisi /niente è come si vorrebbe / e... "Sebbene ingabbiata (in larva ambulante) /ogni singolo istante/ resto fedele / ai miei principi.

Pisa, martedì 14 agosto 2014 PINA FRASCINO PANUSSIS


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