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Read "Mosè" testimonianza critica
testimonianze_critiche.png La vita di ognuno si intreccia con persone speciali,
che per affetto, stima e vicinanza spirituale, spesso ci sono cari quanto i parenti. Tutte queste qualità le annovero alla mia carissima generosa amica
Prof,ssa ADELE GUERRINI ASCARI, finissima delicata pittrice, ottima scrittrice e critica letteraria.
Per il mio compleanno del 1989 Adelina scrisse una accurata testimonianza critica sul mio poemetto in versi "MOSE' " (maggio 1996 prefazione di ANGELO LIPPO, postfazione Lettera del 12 Febbraio 1996 di S.E, GAETANO BONICELLI Arcivescovo metropolita di Siena -Collevaldelsa - Montalcino.


segue giudizio critico.






PROFILO CRITICO SUL “MOSE’”
di Adelina Guerrini Ascari.


Il “Mosè” di M.Teresa Santalucia Scibona si apre con la scelta di Mosè da
parte di Dio: “ col messaggio perenne di salvezza/ prova senza confini del Suo
amore...”
.
E si chiude - dopo la morte di Mosè e il compimento del messaggio:
( L’esiliato lucrò il possedimento / e dalla schiavitù venne affrancato....”) -
con un richiamo all’amore ,in una forma ( e sostanza), che non può non turbarci,
abituati ormai come siamo a una ripetizione per lo più generica e confusa di questo termine - amore - nel tentativo di allargarne il significato da bene materiale a valore più alto, sì , ma non tanto da collegarsi con “le sublimi promesse del Signore”,
col riconoscimento de “la colpa” e la speranza “ d’essere salvato”.
La forza, che insieme alla dolcezza distingue tutta quest’opera, supera quasi ogni nostra aspettativa ,quando con le ultime due quartine che la chiudono, la Santalucia trova il coraggio di farsi apertamente didascalica, e quasi profetica,
come se richiamata dal vigore ascetico del medioevo (“ O penitenza o inferno...”
sull’ ingresso degli antichi conventi francescani....) si trapiantasse, rivestita di una modernità che non tramonta, in questo mondo di oggi :- ” Pensaci figlio e la colpa rifiuta / la vita non è solo godimento/ giunge rapido il tempo della resa. /
In questo folle mondo, scellerato / le magre gioie tarpano l’ascesa, /
perciò se speri d’essere salvato/ vivi l’insegnamento dell’amore ...”
.
Sono versi che generano una improvvisa e stupita commozione, che non ti lascia facilmente e dà luogo a una riflessione che ti incalza e forse ti
sostiene in direzione di un cambiamento.......
Ora, al di fuori degli schemi di una rigorosa critica letteraria (che non mi compete), che dire del corpo tutto di questo “poemetto” ? Trovo che
nella sua brevità vive di una grandezza che lo fa figlio del grandissimo poema della Bibbia.
Di questo riflette la forza di sintesi che si riscontra in tutta l’opera, e che non è certo più facile perché il lavoro è più breve.
Solo per farne un esempio, vediamo ( quartine 9 - 14 della “prima parte”
i rapidi passaggi dal futuro - forte e gravido di immediatezza ineluttabile di fronte al rifiuto: ” Se rifiuti....... percuoterò l’Egitto con le piaghe.....” alla concretezza del passato, (cioè del già attuato) nei participi (“ col... Nilo tramutato in sangue/
.....I corpi dilaniati dai tafani/ ”) e negli indicativi del perdurante imperfetto al passato remoto ”..... nemmeno in casa stavano sicuri. / I decessi improvvisi del bestiame /
avevano fiaccato gli egiziani/......./ pagarono salato i loro torti /
.... Perirono straziati ....../ Ardeva ancora l’ira del Signore.”)
Una sintesi che all’Autrice non può essere certo venuta agevolmente.
Basti pensare che, a parte il seme di una sua esigenza sintetica di fondo, il suo lavoro è cementato da un attento studio storico, anche se non vincolato da “ uno stretto ordine cronologico” in quanto vi canta dentro, alta,
quell’esigenza etico - poetica che fa degli episodi una collana di simboli che a noi giunge intrecciata e insieme luminosamente distesa.
E all’impegno di studio non vi è certo seconda l’azione di scavo, di macero e forgia in lei a lungo condotta dal dolore, sorretta dall’amore (non
dimentichiamo che è anche madre di tre figli.)

“..... negletta testimonianza, di fede ,speranza ,amore, che nel faticoso
andare arranca fra deserto e cielo “ ha scritto la Santalucia in una sua dedica
ad un’amica sul volumetto del “ Mosè”.

Nel “ Mosè” il delicato e l’eroico lavorano insieme, nei versi come del resto in tutta la vita di Lei; ma mai Ella indulge al primo sacrificando il secondo, quello
che la porta anche, ora all’asprezza granitica, ora alla spenta povertà di vocaboli e accenti che in apparenza non hanno molto a che vedere con la poesia, e che invece qui ne formano quasi ( e coraggiosamente ) le giunture, in accordo con certi
discorsivi dodecasillabi che, con frequenza variamente intervallata ( anche uno
solo, ogni due o tre quartine ) via via escono a colpire il ritmo prevalente dei deca
ed endecasillabi, non di rado fra loro legati dalla rima; vedi (quartina 31):-
“ La folla si godeva la frescura/ ammaliata da piaceri e bramosia./ (quartina
32): “ nell’acerba perigliosa ,avventura / aveva deviato dalla giusta via./ “

E anche dove (ma di rado) il linguaggio del “Mosè” sembrerebbe espandendosi, allontanarsi dalla sinteticità del suo congeniale modello biblico,
in effetti non è che un’espansione di grazia e di amore, ma sempre contenuta in
un sostegno di forza. Vediamo ad esempio “ Bibbia” Esodo 1,19 “ Le donne ebree
sono vigorose ...”; e vediamo dal “ Mosè” di M.Teresa Santalucia” Prima parte”
quartina 20:- “...leggiadre donne prosperose e fiere”.
E se quasi incomparabili, per qualità e quantità, sono le bellezze poetiche della Bibbia, non per questo ci può sfuggire nel “ Mosè “della Santalucia l’adesione resa musica e sequenza di immagini la Bellezza.
E questa mai sola, ma sempre congiunta ad un senso profondo di giustizia e ad un anelito costante all’Eterno, che non disdegna la Preghiera, e con questa l’Umiltà e la Misericordia. Vediamo” Parte prima - Esodo” (Quartine 18 -19 ) :-
“.... scacciati, non poterono indugiare./
Era il mese di Abib..... le messi mareggiavano
nei campi/ ronzavan l’api sul mirto fiorito./ Recitate le formule di rito/ la folta stirpe degli israeliti/... partiva da Ramesse con le schiere.”
.
E ancora (quartina 38 e seguenti):- ” Padre celeste che domini l’aria /
e fai piover sui giusti e sui malvagi /...... / Tu che nel manto cupo della ♦notte/
come perle le Pleiadi incastoni./ E rischiari la brezza della sera/ con il raggio amoroso
della luna.....”
E il canto - preghiera si chiude con “....in Te speriamo grati e fiduciosi.”

Siena, 23 febbraio ’99
Adelina Guerrini Ascari
Dedica.-
A te, cara Maria Teresa,” bambina” e “ madre” in questo giorno
che compie un altro ciclo della tua difficile quanto preziosa vita.

Adelina



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