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Read Relazione di "Codice Interiore"
eventi_letterari.pngRelazione del Prof. Alfredo Franchi Filosofo, per la presentazione del volume “Codice Interiore” 2012. Cantagalli Editore di M. Teresa Santalucia Scibona. - Venerdì 9 novembre 2012. Ore 17.00. Banca Cras Credito Coopera.vo Sala Auditorium. Via del Crocino, 2 Sovicille Siena
e, Sala Riunioni. Misericordia di Poggibonsi, Sabato, 15 dicembre 2012.


Ringrazio il caro amico Prof. Alfredo Franchi
per l' intensa, accorata relazione sulla moderna società, per le espressioni troppo lusinghiere, sulla poetica dell'opera e specie sulla mia povera persona, purtroppo distante ancora anni luce, dai grandi Santi da Lui, benignamente paragonati e menzionati. Magari fossi già come Loro!
Ancora grata, farò tesoro della stima, della buona opinione per migliorarmi.




Relazione del Prof. Alfredo Franchi Filosofo, per la presentazione del volume “Codice Interiore” 2012. Cantagalli Editore di M. Teresa Santalucia Scibona. Venerdì 9 novembre 2012. Ore 17.00. Banca Cras Credito Coopera.vo Sala
Auditorium. Via del Crocino, 2 Sovicille Siena
e, Sala Riunioni. Misericordia di Poggibonsi, Sabato, 15 dicembre 2012.


Con “Codice Interiore” la scrittrice senese Maria Teresa Santalucia
incontra i grandi Santi e le Sante della storia che con la loro esistenza improntata alle beatitudini evangeliche costituiscono l’avanguardia più efficace e credibile della missione della Chiesa Cattolica, Santa Caterina, San Francesco d’Assisi, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta
tanto per citare alcune figure trattate in “Codice Interiore” fanno parte di quei meravigliosi folli di Dio, per amore, di quelle anime che per forza di vocazione hanno colto così nel profondo i segreti dell’essere, da riuscire ad incantarsene contro ogni avversità, a fiorire fra le rinunce della vita sino a contagiarti di gioia.
Abbiamo definito “Codice Interiore” un testamento quello della Scibona maturato fra mille sofferenze fisiche e morali sin dagli anni 1977 ad oggi.
Un testamento offerto o donato ai figli, agli amici, a tutti noi che rappresenta l’animo dei versi della scrittrice senese, un lavoro interiore tale da evocare la presenza dei Santi e delle Sante, in questa società del duemila così corrotta e priva dei più semplici valori morali di cui sia Francesco che Caterina furono prodighi e ricchi permettendo nel 1300 di compiere un rapido cammino della Chiesa di perfezione, fra preghiere, austerità ed opere di carità.
Caterina aveva poco più di vent’anni quando Cristo le manifestò la Sua Predilezione coronandola con amore intimo, nel nascondimento e nella
contemplazione spirituale grazie alla costante dimora che Caterina amava chiamare la “cella interiore”.
Codice Interiore della Scibona e Cella Interiore di Santa Caterina, che si confrontano e si integrano a vicenda, di queste due folli d’amore in Cristo,
trasmettendo a chi legge il silenzio di questa specie di cella, rendendola dolcissima alle divine ispirazioni con una fantasia ed operosità apostolica che hanno dello straordinario. La profondità delle parole il senso di una vita non hanno distolto lo sguardo dalle piccole grandi cose della vita stessa ecco ciò che si trova nei versi della Scibona.
Una specie di ascesi quello della scrittrice senese verso una meta, quella meta di luce, che ponendo fine alle sofferenze terrene ti fa incontrare
quell’amore di Cristo che Santa Caterina provò addirittura nella vita, quando giovanissima ripudiò l’amore terreno per andare in sposa a Gesù.
La giovane senese di Fonte Branda entrò con piglio sicuro - per dirla con le parole di Papa Giovanni Paolo II ° - e parole ardenti nel vivo delle
problematiche ecclesiali e sociali della sua epoca, molto simile alla nostra, marchiando col fuoco dell’amore trasmessogli dal suo sposo Gesù uomini
potenti, re, imperatori, Papa e Cardinali nel tentativo di riportarli nella via tracciata da San Pietro.
Maria Teresa col suo Codice Interiore non fa tutto questo ma trasmette a tutti amore per quei valori che se rispettati, dovrebbero portarci in quel
paradiso che la poetessa sembra percepire non solo-idealmente

Ecco perché abbiamo definito il suo “Codice Interiore” una specie di testamento spirituale.
Nel 1300 Caterina e Francesco profusero il massimo impegno per la soluzione di molteplici conflitti che laceravano come oggi la società del
loro tempo. Corruzione, furti, omicidi malgoverno che intaccavano la nostra società ed i nostri stati tanto da rendere ancora attuali i loro correttivi con i loro interventi, se gli animi però, non vengono plasmati dal vigore stesso del Vangelo.
Oggi ad Assisi attorno al linguaggio ed agli insegnamenti di San Francesco
e dei suoi fraticelli, i politici del nostro tempo si riuniscono nel nome del Vangelo affrontando pure lunghe marce di pace per offrire a Dio momenti
di grande riflessione. Non così a Siena con gli insegnamenti e l’esempio di Santa Caterina, troppo chiusa nelle stanze di San Domenico ed affidata al
neologismo dei Domenicani e dove Siena, la Sua città, non sente e non fa propri i suoi messaggi.
Una città sconfitta e prostrata la nostra che richiederebbe la presenza fisica di Caterina Benincasa. Ai governanti di ieri e di oggi Francesco e Caterina ricordavano che non potevano governare la cosa pubblica come se questa fosse di loro proprietà, consapevoli di dover rendere conto a Dio, della gestione dissennata del potere, ma consapevoli di dover assumere il compito di mantenere nella cosa pubblica la
“ santa e vera giustizia”..

Non si può certo pretendere questo dal “Codice Interiore” della Scibona, ma leggendo i suoi versi venire a trovare l’amore, un grande amore verso il
prossimo. Cosa pretendere di più da questa fragile creatura che fra tante sofferenze, muovendo piccoli passi, trasmette con i suoi versi tanto amore improntato alle beatitudini evangeliche.
La conclusione è che l’essenza della sovranità e del potere politico non possono essere disgiunte da quelle della carità, che è l’anima della vita di
ognuno di noi e della responsabilità dei politici.
Voglio concludere, quando in questo mese autunnale si rammenta lo spirito Francescano con i versi della scrittrice “ … uno sciame di lucciole tesseva un lieve manto trasparente per vestire di luce il frusto saio del Santo Poverello ….”
e ancora da “La meta”. “Irraggiungibile pare la meta/ tant’è lontana ed aspra./
Pur non dispero/ di arrivare un giorno./
Contusa, affaticata,/ ma non vinta. /
Avrò mia ricompensa/ sulla vetta e felice/
sarò di aver sofferto.”
Ed ancora da “La Tua voce“.
“..Nella cripta silente/ che si ammanta d’incenso,/
ove la testa della Santa giace, / invochi senza tremore / sulla fiumana dell’oppresso censo, /
il vermiglio sangue di Cristo/ e per l a tua città, diuturna pace.”

Ecco ciò che troverete in questa raccolta poetica dai toni religiosi della Scibona
che riflette e fa riflettere.

ALFREDO FRANCHI







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