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Read "CODICE INTERIORE" RECENSIONE
testimonianze_critiche.png Il valente giornalista romagnolo Marcello TOSI mi ha fatto il dono di una gradita recensione sulla mia silloge "CODICE INTERIORE" 2012. Cantagalli Editore. Ringrazio l'amico Marcello del Suo gentile profilo critico sul volume.

Segue l'articolo

Recensione "Codice Interiore 2012" del giornalista Marcello TOSI -“Codice interiore” ovvero ”il tempo sospeso della poesia” di Maria Teresa Santalucia Scibona, si offre in questo nuovo volume (Cantagalli editore ), prezioso, piccolo breviario in versi, di pensieri, di preghiere, salmi, laude, riverbero di emozioni vissute, ricordi, impressioni segnati dalla luce vivida e intensa delle Fede.
Il volume è introdotto dalla lettera inviata da Monsignor Antonio Riboldi
di, Vescovo di Acerra
, che si rende partecipe con l’autrice della sua capacità d poter donare “con poche parole tanta saggezza, ma soprattutto serenità che è dono di Dio”.
Animatrice di circoli culturali, serate di lettura, autrice di numerose e premiate pubblicazioni, come di testi che hanno ispirato trascrizioni musicali e opere figurative, presidente del Movimento per la Diffusione della Poesia in Italia, la poetessa senese tesse musica dell’anima.
La sua voce, scrive nella prefazione Alessandro Fo, docente di Lingua e Letteratura Latina all’Università di Siena, s’inserisce tra quelle dei “meravigliosi folli di Dio", delle anime, che, per forza di vocazione, hanno colto così nel profondo i segreti dell’essere, da riuscire, a incantarsene contro ogni avversità a fiorire tra le rinunce, a contagiare di gioia .E’ forse per questo motivo che la sua poesia ‘doveva’ naturalmente aprirsi in una raccolta interamente e direttamente religiosa. Il titolo stesso aggiunge, evoca innanzitutto un manoscritto il frutto della certosina applicazione di un amanuense che scrive sotto dettatura parole non futili … declinato in una scheggia di latino liturgico come nel bronzo di una campana o nei voli che inghirlandano la Basilica di San Domenico”. Una schiera di santi viene posta in poesia: da Francesco “turbine d’amore” al “Desiderio di Caterina”, da Madre Teresa a Padre Pio (e “un nodo irrefrenabile di pianto mette a nudo l’anima”), fino “Al beato Pedro di Betancourt” (“Valori antichi, sommersi / ed assopiti riscoprirei / sui fondali della coscienza / arrugginite preci e invocazioni”).
L’autrice ripercorre come lampi del cuore e dialoghi dell’anima, come cammino interiore nella propria “condizione spirituale”, un vero ‘diario dell’anima’, che trascolora dal dubbio alla fede, dal dolore alla rivelazione della Salvezza, verso quella meta “a cui giungere contusa, affaticata, ma non vinta” , mentre “l’alto silenzio dello spirito sgretola fastelli di dubbi “.
“Io voglio bere e vivere” si legge nella frase dalle Confessioni di S. Agostino posta ad esergo della raccolta.
Un dialogo interiore che si fa meditazione profonda sull’essere e sulla certezza della fede raggiunta l’inestinguibile sete di una mistica attesa: “Ergo sum”: “sono una futile monade / che vaga sospesa nello spazio in attesa di un incognito tramonto…Le brume folte della sera / infittiscono i quesiti di questo / imponderabile ‘ergo sum’.. spero che il termine ultimo / la vera certezza sia Dio“ e ancora “del Divino Ingegnere / vorrei essere / l’amata sigaretta”.
Poi erompe l’esigenza della sete di giustizia, di proclamare (“Anno 2000”) che “la terra a lungo profanata / erompe dalle opache viscere / e contaminati mari muoiono / con alto pegno”mentre “tenebrosi giorni preludono ormai all’estrema catarsi”. Alta quindi “si proclami la verità .. liberi dalle trame degli iniqui / da codarde omertà, sarà un ritorno / dalla morte alla vita”
Lo scrivere, ricorda l’autrice citando Madame de Sévignè, è l’unico modo per rendere tollerabile una indicibile sofferenza, frutto della verità che è “sintesi estrema dell’anima…soltanto chi soffre possiede / la chiave d’oro della conoscenza”. Recisi i legami e il peso delle memorie la sostanza torna all’essenza.
Sfuma vivendo il presente “tra dissolti sentimenti e tremori…con puntigliosa intensità…la tenue candela della vita / teologico senso di precarietà” (“Le mura di Gerico”). Traluce la volontà interiore di farsi specchio di serbata memoria, splendore del recupero perenne del ricordo, che si situa e guida laddove la Fede si manifesta come presenza vita e toccante: Lourdes, Jerusalem, Il pozzo di Sichar, Ruah
Simbolico, sublime sigillo della memoria dei propri luoghi, dell’estasi visionaria si fa a parola, è tornare a cogliere mistico splendore lungo le scoscese strade di Fontebranda, è ritrovare “esultanti per ripide strade” tra le annose mura di Siena rossastre di antica gloria il “cuore immenso della città”. 6/11/2012 MARCELLO TOSI



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