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Read Relazione di "CODICE INTERIORE"
eventi_letterari.pngNel ringraziarlo per la Sua cara amicizia, trascrivo la colta relazione dell'Antropologo Prof. VINICIO SERINO, tenuta nella Sala Capitolare del Chiostro di San Domenico di Siena, il 9 ottobre 2012, per la presentazione del volume poetico di M. Teresa SANTALUCIA SCIBONA,
"CODICE INTERIORE" 2012.
Cantagalli Editore.

segue relazione

Relazione su “CODICE INTERIORE” 2012 Cantagalli Editore di Vinicio Serino
QUATTRO SENSI DI LETTURA

Dante, nel Convivio (Trattato II, cap.I), parlò di quattro sensi, quattro livelli di interpretazione e lettura. “E a ciò dare a intendere, si vuol sapere che le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per quattro sensi. 3. L’uno si chiama litterale, [e questo è quello che non si stende più oltre che la lettera de le parole fittizie, sì come sono le favole de li poeti. L’altro si chiama allegorico,] e questo è quello che si nasconde sotto ’l manto di queste favole, ed è una veritade ascosa sotto bella menzogna: come quando dice Ovidio che Orfeo facea con la cetera mansuete le fiere, e li arbori e le pietre a sé muovere; che vuol dire che lo savio uomo con lo strumento de la sua voce fa[r]ia mansuescere e umiliare li crudeli cuori, e fa[r]ia muovere a la sua volontade coloro che non hanno vita di scienza e d’arte: e coloro che non hanno vita ragionevole alcuna sono quasi come pietre. 4. E perché questo nascondimento fosse trovato per li savi, nel penultimo trattato si mosterrà. Veramenti li teologi questo senso prendono altrimenti che li poeti; ma però che mia intenzione è qui lo modo de li poeti seguitare, prendo lo senso allegorico secondo che per li poeti è usato. 5. Lo terzo senso si chiama morale, e questo è quello che li lettori deono intentamente andare appostando per le scritture, ad utilitade di loro e di loro discenti: sì come appostare si può ne lo Evangelio, quando Cristo salio lo monte per transfigurarsi, che de li dodici Apostoli menò seco li tre; in che moralmente si può intendere che a le secrete cose noi dovemo avere poca compagnia. 6. Lo quarto senso si chiama anagogico, cioè sovrasenso; e questo è quando spiritualmente si spone una scrittura, la quale ancora [sia vera] eziandio nel senso litterale, per le cose significate significa de le superne cose de l’etternal gloria: sì come vedere si può in quello canto del Profeta che dice che, ne l’uscita del popolo d’Israel d’Egitto, Giudea è fatta santa e libera. 7. Che avvegna essere vera secondo la lettera sia manifesto, non meno è vero quello che spiritualmente s’intende, cioè che ne l’uscita de l’anima dal peccato, essa sia fatta santa e libera in sua potestateLETTERALE di superficie, immediato; - ALLEGORICO costituito dalla verità che si cela dietro la piacevole invenzione poetica. Distinse, inoltre, due tipi di allegorie: quella dei poeti (in cui il significante, il piano da cui si partiva, era fittizio, inventato) e quella dei teologi (in cui il significante era dato come veritiero, attendibile, storicamente verificatosi_applicata da Dante nella Divina Commedia); MORALE riguardava l'etica, un insegnamento che si poteva trarre dalla lettura, applicabile ai comportamenti ANAGOGICO O SPIRITUALE che riguardava la dimensione spirituale, l'anima. Tale idea della pluralità di significati è tipica della mentalità medievale (POLISEMIA = molteplici significati). Infine Dante disse che non si potevano raggiungere gli ultimi livelli senza partire da quello letterale, conferendo così molta importanza anche al lato sensibile della cose.

RUAH (pag.45)In ebraico “spirito” viene tradotto con la parola רוח (“ruah”), che significa anche ”vento”, ”respiro”, ed è un nome di genere femminile.
“Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Genesi 1,2)
“Nella tenda dell’anima/lacerata da false certezze,/ e dal vento insinuante del dubbio /attendo la tua visita Signore,’et a peccato meo munda me’… Pecco, corrispondente all’accadico pessum, ossia zoppicante, corrispondente all’ebraico pesa, peccato, errore, trasgressione, falsità; da connettere con l’ebraico pahah sedurre ed ebraico piq barcollare. Di qui la connessione con dubbio, parola di straordinaria suggestione, per un laico, ma anche per un credente. E, d’altra parte, per dirla con M. De Unamuno, La fede che non dubita non è fede.
Mentre per il laico, può valere la frase, disincantata, di D. Hume:”Tutto è ignoto: un enigma, un inesplicabile mistero. Dubbio, incertezza, sospensione di giudizio appaiono l'unico risultato della nostra più accurata indagine.”In fin dei conti si tratta di avere sempre e comunque l’idea del viaggio, dell’andare verso che, d’altra parte, la nostra M. Teresa, esprime bene quando, appunto, evoca l’immagine della “tenda dell’anima”, la stessa nella quale il popolo ebraico soggiornò per quarant’anni prima di accedere alla Terra promessa.
Il tema del viaggio, e quindi questa idea di un percorso infinito è caro Maria Teresa, per la quale, appunto (Cfr. La Meta, pag.139 “Irraggiungibile pare la meta/tant’è lontana ed aspra”. Ma le non dispera “di arrivare un giorno”… Spontanea mi viene alla mente la rappresentazione della speranza come la raffigura A. Lorenzetti nella sua allegoria del Buon Governo, nella foggia di un angelo , con le braccia rivolte verso l’alto, in direzione di un sole luminoso con la faccia del Cristo. Dio è luce … D’altra parte l’idea stessa della luce ritorna in un’altra composizione, appunto “E sarà luce” (pa.14) dalla quale è straordinari la fede manifestata nell’Eterno che “Snebbia la strada del ritorno …” Nel quale si crede “malgrado l’albagia di labili preghiere” …
Mi rammento la frase “Per i suoi peccati. Per l'albagia della sua fiducia nella ragione dell'uomo” che ne “Il nome della rosa” Umberto Eco fa dire al terribile monaco Jorge. Il protagonista negativo dell’opera,impegnato, con ogni mezzo, compreso l’omicidio, ad impedire che dalla biblioteca del monastero tornasse alla luce il misterioso testo di Aristotele, che vedeva nel riso, nel sorriso,
nella
jucunditas, una forza positiva per la condizione umana … Combattere allora la superbia dell’Uomo che vuole, come Lucifero, elevarsi al rango di Dio, sapendo, come sapeva bene A. Lorenzetti nella sua Allegoria del Cattivo Governo che quel vizio – prima ancora che peccato – è come un giogo che grava sul corpo di chi ne è affetto, costretto a portare quel terribile peso … Ma la propensione al riso, alla jucunditas è davvero albagia ?
Nel polisemico messaggio di Maria Teresa c’’è molta voglia di vivere, di ricerca della gioia , della allegrezza libera da cupi e tenebrosi pensieri. Come quella di Francesco, il giullare di Dio, (In Francesco turbine dl’amore, pag.21) che “lieto e soave,/ nella verde radura … andava predicando/ l’inebriante avventura”. E, come Davide che danza al cospetto dell’Arca, canta “ su cetrre e cambiali/insieme al mite tasso,/ al vispo pettirosso/ l’inno osannante / la gloria del Signore”:
Una fede gioiosa, aperta al sorriso ed alla allegrezza, così come la rappresentava, quattro secoli or sono, C. Ripa nella sua celebre Iconologia. “Giovanetta con fronte carnosa, liscia e grande, sarà vestita di bianco, e detto vestimento dipinto di verdi fronde, e fiori rossi, e gialli, con una ghirlanda in capo di vari fiori, nella destra tenga un vaso di cristallo pieno di vino rubicondo, e nella sinistra una gran tazza ‘doro. Sia d’aspetto gratioso, e bello,e prontamente mostri di ballare in un prato pieno di fiori”.
Il fiore, coi suoi colori, con la sua sgargiante cromaticità, richiama l’allegrezza della terra nel tempo della Primavera quando si dice appunto che i prati sorridono. Il vaso di cristallo pieno di vino rosso, indica gioia del cuore. Ed anche per questo rappresenta bene il sacramento istituito da Cristo nell’ultima cena. Mentre la tazza d’oro richiama, ancora una volta al caldo raggio del sole. Questa allegrezza, come quella di Maria Teresa che, a dispetto del suo povero corpo colpito, manifesta e trasmette sempre un senso di gioconda e gioiosa tranquillità, è appunto, per riprendere la descrizione di Ripa, “passione d’animo volto al piacere di cose che intrinsecamente contempli soprannaturalmente …” E questa la sua Isola felice (pag.66) ed incantata approdando alla quale è possibile, con “l’alto silenzio dello spirito” sgretolare “fastelli di dubbi” e, grazie al “bramire timido dei cervi/prossimo alla fonte”/ rammentare” il fluire della vita”.
Mi piace allora pensare, sempre citando Cesare Ripa, che l’allegrezza abbia un figlio, che il suo vanto di madre. Quel figlio è, ovviamente, il riso, un “ giovanetto vestito d’habito verde”, come incolore della speranza, “dipinto di fiori con un cappelletto in testa pieno di varie penne,le quali significano leggerezza …” Solo leggerezza, vorrei dire leggiadria, per la nostra M. Teresa che (cfr. Il tempo del dolore, pag. 68) lancia il suo “grido silente/percepito solo da Dio”. Ma che pure sa contemplare “con occhi purificati/ reminiscenze di aliene passioni.” Dolci e gioconde, aggiungerei … Nella consapevolezza che “soltanto chi soffre possiede/la chiave d’oro della conoscenza.” E nella sua mente – la Mens di Giordano Bruno, dentro a tutte le cose ma al contempo sopra tutte le cose, è

capace di consumare “gli effluvii turgidi/delle rose di Siria”, di Suria … Le stesse che inebriavano coi loro effluvi i cavalieri della Santa cerca.
Torniamo a Dante. Questo libro possiede davvero molte chiavi di lettura in grado di andare oltre l’evidenza del testo. E’ allegorico, come quando evoca la tenda della vita. E’ morale, come quando ci propone l’idea di un difficile cammino alla ricerca di qualcosa di ineffabile che chiamiamo – che M. Teresa chiama – Dio ma di cui nulla si conosce e nulla si intravede. E’ anagogico, e quindi è capace di trasferire un messaggio che ci eleva, quando ci fa capire il senso di una vita vissuta dove “il vento gentile “ e magari gioconcdo, dello “Spirito/ traboccante d’amore” fluisce “con la sua acqua viva”. (La condizione spirituale, dedicata a Don. Umberto Ottolini) . “Lo quarto senso si chiama anagogico, cioè sovrasenso; e questo è quando spiritualmente si

spone una scrittura, la quale ancora [sia vera] eziandio nel senso litterale, per le cose significate significa de le superne cose de l’etternal gloria: sì come vedere si può in quello canto del Profeta che dice che, ne l’uscita del popolo d’Israel d’Egitto, Giudea è fatta santa e libera.”
Vinicio Serino
Siena !9 Ottobre 2012 Sala Capitolare Chiostro di San Domenico


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