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Read IL PIFFERAIO MAGICO
poesie.png "Il Pifferaio Magico" dal volume:-

"Nutrimenti per l'anima" 2009 Joker Editore


segue l'acuto profilo critico dell'amico scrittore
Antonino Cangemi, che ancora ringrazio.


IL PIFFERAIO MAGICO

Quando le prime stelle
ignorano le lusinghe del cielo,
galleggia nella mente
la dolcezza adescatrice
della tua voce.
Assurdo pare, il languido
richiamo della musica tzigana.

Inutili gli sguardi che si incrociano
e taciti si parlano.
L’inverno con le sue livide
braccia mi tallona.
Sarebbe patetico
rovistare nelle pieghe avvilite

dell’anima, con le torce
adulatrici del sentimento.
Come petali di gardenie
appassite, le arcane malie
sono precipitate in una stanca,
irreversibile, vecchiezza.

Siena, 24 Settembre 2005

M. Teresa Santalucia Scibona Recensione dello Scrittore su:- “ Nutrimenti per l’anima” Joker Editore
“ “Nutrimenti per l’anima”, l’ultima fatica di M.Teresa Santalucia Scibona, autrice di lungo corso insignita da tanti riconoscimenti, è una lunga conversazione. Una conversazione in versi - melodiosi, vibranti, seducenti. Si può conversare con il linguaggio magico della poesia, in cui richiami allegorici e metafore s’intrecciano con l’incastro sapiente di parole ricche della loro forza evocatrice e allusiva? Sì, se la conversazione ha corso tra anime elette. Quali sono quelle di Santalucia Scibona e degli amici a cui si rivolge: poeti celebri (Rimbaud, Quasimodo, Fortini), letterati, ma anche persone non note con le quali l’autrice condivide la gioia dell’amicizia. Un’amicizia tenace, salda, tenera e confortante: “ Vorrei legarti a me/ col giogo dolce dell’amicizia./ Un filo saldo, gentile/ d’inoppugnabile certezza/ arroventato di fraterno affetto”; che ha sovente come complice “il regno alato della Letteratura”; che rianima nell’approdo sicuro dalle tempeste della vita: “Amici cari e sinceri,/la vostra amorevolezza/ è stata la calma bonaccia/tra i perigliosi flutti ”. E che si rivela, in tutta la potenza che possiede, segmento di spiritualità: “…l’ardente fiamma dell’amicizia/ è scintilla di amore divina”. Non è forse la poesia sublimazione dei sentimenti? In “Nutrimenti per l’anima” i dialoghi, immaginari eppure pervasi di inoppugnabile autenticità, sono animati dai sentimenti, i più puri: l’amicizia, di cui si è detto, l’amore ( “Il destino ora meno festoso/ più non si pavoneggia,/ all’amante che brama i suoi baci”), ma anche l’anelito di giustizia e la raccolta e carezzevole invocazione del divino che percorre tutta l’opera. Se è vero –come osserva Sandro Montalto nella pregevole prefazione- che “l’autrice sa sempre scovare ed evidenziare delle proprie gioie e patimenti il lato universale”, ciò si spiega perché la poesia, quando vera, travalica il sentire della voce da cui sgorge, ma anche perché i versi di Santalucia Scibona, per quanto intrisi di misurata intimità, non schivano i contesti reali, non sfuggono da essa nel rifugio di una turris eburnea consolatoria. Da qui il suo accorato appello “non basta miscelare le parole per sanare l’anima”, che si traduce poi in un’indicazione, una via da seguire: “E’ tempo di slegare le catene/ di curare le falle della barca”. In “Nutrimenti per l’anima” la ricerca della verità e la doglianza “per le umane ingiustizie” sono un aspetto di quella spiritualità che, in un modo o in un altro, si riflette nei versi dell’autrice. E d’altra parte il teologo Vito Mancuso non rimarca la compenetrazione della giustizia e del divino? Santalucia Scibona, però, se da un canto si affligge “del nostro amaro vivere insensato”, dall’altro, proprio perché ricca di una non comune spiritualità (“Per Lui anche l’avversario/ iniquo è vostro fratello”), non lesina indulgenza, conscia della natura ambivalente dell’essere umano: “L’uomo,/ miscuglio di percezioni/ multiple, tra fiori e paludi,/ croci e bandiere/ slanci e timori si dibatte/ tra le rughe del tempo,/ con sentimenti alterni,/ nell’antitesi eterna/ di polvere e stelle”. La poesia di Santalucia Scibona è sobria e musicale. Il lessico prezioso non si risolve in una ricerca fine a se stessa o in arditi sperimentalismi, e, per quanto taluni versi proiettino in sfere surreali ( “Si accende la moviola/dei ricordi, puledri impetuosi/senza briglie volano alti,/ come pinnacoli di cattedrali” “aneli libertà di vivere/su tappeti di luna” “Le allegre note…/Nella sera come stormi di nubi/galleggiano fra le quinte del cielo”), i suoi dialoghi dell’anima restano ancorati alla quotidianità della vita, come si addice a una lirica conversevole. Quasi note sul pentagramma, i suoi versi catturano col loro melodiare sinuoso e, sebbene avvolti nelle forme metriche tradizionali, non rimangono compressi e imprigionati in moduli convenzionali. La silloge si chiude con una poesia, “L’ultimo tempo”, malinconica ma non amara, in cui l’autrice si congeda dai lettori, dettando, a futura memoria, il suo volere: “Di me, vorrei solo diceste,/ha seguito le orme di sua madre./Come lei, bella nell’anima/e ornata di sobria dignità” . Un congedo toccante e, nella sua semplicità, di spessore lirico. Ma non c’inganna: Santalucia Scibona ci regalerà ancora –siamo pronti a giurarlo- tanti altri volumi di limpida poesia. Antonino Cangemi


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