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Read SCHERMAGLIA E FUGA
poesie.png Dal volume " L'Amore Imperfetto" Helicon Editore, a cura di NEURO BONIFAZI , con testimonianza critica della cara amica MARIA MODESTI

segue il testo e la recensione...

SCHERMAGLIA E FUGA

Era un ‘isola verde
quel campo di grano a primavera.
La terra odorosa di mentuccia
celebrava i suoi riti.
Mi sentivo un tralcio vegetale
pronto a sciogliere
le membra intorpidite.
Stemperavi di baci fitti e lievi
l’accresciuto controllo.
Friabile, insicura
erigevo provvisorie barricate
e perdevo terreno.
Non ti avevo sommerso
in un mare di parole.
Ruppe la pervadente sensazione
una lucertola stupita,
drago - coscienza
d’abbandono emotivo.
Mi rifugiai
nel mio guscio spigoloso
puntellando vulnerabili confini.

M. Teresa Santalucia Scibona

L’amore imperfetto

Lungo un filo sottile di memorie e passioni si snoda la poetica di Maria Teresa Santalucia Scibona, tutta volta a recuperare il senso stesso della femminilità, ossia del principio primordiale, del suo essere donna “radice, / materna cedevole”, “fragile, insicura”, eppure forte come può esserlo l’amore per la vita “in un gioco sotterraneo d’insidie / e conflitti di passioni / folli e tormentose ”, fino ad abbandonarsi ad un contatto intimo, immediato con la natura, in una visione che spesso si confonde con il sogno, con il fantastico. L’incipit dell’intera raccolta recita:

“Era un’isola verde quel campo di grano a primavera. La terra odorosa di mentuccia celebrava i suoi riti. Mi sentivo un tralcio vegetale pronto a sciogliere le membra intorpidite”…

Ed è in questo “panismo”, che viene ad inserirsi il corpo, quasi un alter – ego con cui confrontarsi, e quello dell’altro, dell’amato, spesso enigmatico e sfuggente, in un colloquio serrato che riporta, da una parte, al “volto luminoso di Eros ”, accattivante e seducente, e dall’altra all’assenza, al “tuo cuore di selce” che “è in balia del vento ”, ad una sensazione di stanchezza, dopo che “s’è spento l’amoroso circuito”, di inquietudine e disinganno, nel vuoto delle parole e nel rituale dei gesti.

Ma ad esorcizzare la realtà, il presente, ecco il rifugiarsi nel mito della Ninfa Scilla, di Cariddi, in quel “si lasciò blandire dall’azzurro gorgo” che fa venire in mente “un mare di incantesimi / con infinite rinascite”.

Passioni, quindi, e delusioni, che coincidono con la consapevolezza che nel gioco dell’amore tutto si ripete in una “penosa allegoria” e non rimane che lasciarsi sopraffare da un sentimento nuovo, non più di sfida, ma di accettazione e serenità.

S’imporpora di compostezza interiore il caduco ibisco dell’amore”.

Tuttavia la caducità della passione e dell’amore è anche quella del corpo che, pieno di energia vitale, rifugiato in un “guscio spigoloso” e protetto da ogni insidia, gelosia o follia, diviene nel tempo lentamente vulnerabile, ferito ed “inerme” / sul filo dei giorni”, convogliando l’esistenza stessa “al flusso tuo vitale / per far morire le ore / e poi finire tra rapide e correnti, / verso l’immensità del calmo mare”.

Maria Modesti



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