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Read " LA DIVINA ELVIRA"- MARSILIO ED.(VE)
eventi_artistici.pngIn occassione della commemorazione del M°
GIACOMO PUCCINI, mi piace riproporre il
magnifico romanzo del mio fraterno amico
GIAMPAOLO RUGARLI, a suo tempo la mia
relazione venne pubblicata dalla Rivista Culturale " PUNTO D'INCONTRO" -diretta da MARIO MICOZZI
segue....

LA DIVINA ELVIRA
GIAMPAOLO RUGARLI - MARSILIO EDITORI - VENEZIA
PAGG.215 -LIRE 25000.

Giampaolo Rugarli è nato a Napoli (1932), collaboratore di vari giornali, ha
pubblicato numerosi romanzi “Il Superlativo Assoluto” (1987 col quale vinse il Premio Bagutta per l’0pera Prima), “La troga” (1988);“ Il nido di ghiaccio” (1989 Premio Selezione Campiello),” Andromeda e la notte (1990 Premio Capri e finalista del Premio Strega), "Una montagna australiana" (1992), ”L’ infinito forse”,
” Per i pesci non è un problema” (1992).
“ Il bruno dei crepuscoli”, “I non amori di
Giacomo Leopardi” ,volume tradotto nei maggiori paesi europei, poi “ Una gardenia
tra i capelli” che è già in edizione tascabile. Inoltre ha pubblicato una raccolta di
saggi, trai quali:” Diario di un uomo a disagio” (1990); “Il manuale del romanziere”
e i racconti “ Il punto di vista del mostro che ha ottenuto il Premio Chiara ed infine
“ La divina Elvira”, che proprio a Rapolano ha già vinto il Premio “il Mulinello 2000”.
Nell’attuale panorama letterario italiano, reputo Rugarli uno degli scrittori più
preparati e coscienti del secondo novecento .
Incline alla logica, anche in questo ultimo romanzo ricco di un fascino particolare, egli ha cercato di dirimere con estrema obbiettività, l’eterno dissidio fra verità e storia.
Il bravo autore pur attenendosi a fatti realmente accaduti nella vita del musicista
lucchese, con libertà d’invenzione, ha prestato la sua ricca sensibilità di uomo e di artista per dar voce e spessore alle diverse angolature dell’amore, in particolare al sentimento femminile.
Così, dopo un severo vaglio, il materiale rigorosamente di archivio si amalgama
ai dialoghi immaginari, in essi memoria e fantasia armonicamente si intrecciano
per formare un prezioso affresco dove i personaggi, anche quelli minori, acquistano
rilievo per la loro complessa e ricca umanità.
E’ noto che per rendere gli episodi più reali, nel romanzo si possono assemblare diversi livelli di stile. Il libro alterna quindi un linguaggio volutamente asciutto e lineare quando commenta i fatti biografici e una prosa squisitamente poetica e carica di suggestione quando, descrive talune sensazioni o l’incontaminata bellezza della natura,
in alcuni frammenti l’autore raggiunge vertici di puro lirismo.
La trama è costruita con un congegno sapiente, accurato e minuzioso e ciò si deduce anche da particolari significativi, si veda ad es, l’attenzione che Rugarli pone
alle mani intirizzite di Mimì che Rodolfo cerca amorosamente di intiepidire.
Queste mani livide si possono paragonare a quelle di Elvira ormai ruvide e sciupate dai
molti lavaggi e dall’uso quotidiano della liscivia.
L’osservazione prosegue con le mani di Tigrata, protagonista eccessiva e dissoluta,
o quelle di Manon, carezzevoli e tentatrici definite perciò “appendici di deità infernali” poiché sono strumenti di “tortura e Piacere”.
Già Mosco Carner aveva fatto l’elenco dei numerosi vezzeggiativi con i quali
Giacomo si rivolge ad Elvira nei momenti più teneri ed intimi:- Elviretta ,Cecetta, Cicina, Ciupi, Porchizia. A Rugarli preme farci notare che l’ultimo nomignolo, anche se scherzoso
riferito ad una persona adulta può apparire irriverente e suppone “un giudizio morale” poco positivo. Un giudizio legato alle morbose attrattive della carne elemento decadente che si nobilita con la morte.
Anche nell’Edgar, l’innocente Fidelia e la dissoluta Tigrana formeranno l’inscindibile “accoppiata amore e morte”. Per il nostro attento scrittore, Puccini più che un verista è un decadente “ la sua musica è ancella di morte “e rappresenta la romantica redenzione dal male con un atto estremo d’amore.
Spesso Giampaolo per delineare la figura della “ divina “, usa affermazioni nette e definitive, si noti come ce la descrive con pittoresca irruenza:-
“ Porchizia ha un pessimo carattere; su questo tutte le testimonianze concordano.
E’ diffidente, rancorosa, autoritaria, sboccata, violenta ....e all’ occorrenza sa anche diventare manesca. Se non fosse tanto bella, si potrebbe dire:-è una strega”.
Inoltre “Elvira è posseduta da almeno due vizi capitali:- dalla lussuria e dall’ira,
un peccato come segnala l’autore che” è scritto nelle ultime lettere del suo nome”
Anche se poi Rugarli ammette che Elvira Benturi ha dovuto superare difficoltà di
ogni tipo, come il dolore per la rinuncia al figlio Renato che è rimasto con l’ex marito Narciso Gemignani, la bufera inarrestabile dello scandalo che ha costretto gli amanti
a fuggire a Milano con la piccola Fosca figlia di primo letto.
Per la povera Topisia non sono tutte rose e fiori, vive con l’incertezza del futuro, subisce le cocenti umiliazioni per Antonio il “figlio della colpa”, nato a Monza il 23 dicembre 1886 e che solo dopo venti anni verrà legalmente riconosciuto dal Maestro. Inoltre la donna patisce il freddo e la miseria nella città lombarda prima del successo, ingolla gli amari bocconi del tradimento e dell’ ostentata degnazione con la quale verrà considerata anche dopo.
Malgrado il suo ostico caratterino, a noi sembra che per questo sviscerato amore, lastricato di sacrifici ed umiliazioni la Divina Elvira abbia pagato un salatissimo prezzo.
E’ noto che l’artista per la sua genialità, per la sbrigliata fantasia, per la vivacità intellettuale, non è un uomo comune, vive in un mondo proprio ed esclusivo più reale
della stessa realtà, perciò chi si innamora di lui corre sempre il rischio di soffrire molto poiché come dice Rugarli è difficile che un genio sia anche un gentiluomo.
Del resto Giampaolo nel suo espressionismo ragionativo sostiene che ” l’arte ha aspetti viziosi, perversi non foss’ altro perché se autentica occupa ogni pensiero, .ogni respiro :- Puccini si prova ad opporle il cibo, il vino il sesso, il tabacco, si prova ad opporle
l’animalità, quasi a segnare un ripudio della condizione opposta, ossia della spiritualità.”
A differenza del voluttuoso D’Annunzio, il compositore è “un edonista spicciolo” che ama le proprie comodità.
L’aspetto spirituale del maestro sarà invece ampiamente valorizzato dalla sublime poesia della sua musica così tenera e struggente, che anche oggi è capace di farci vibrare per elevare le nostre anime ad alte quote.
Elvira e il maestro con le variegate sfumature interiori esprimono una immagine del nero
groviglio di interessi, passioni e terreni dolori che affliggono tutti gli uomini, i sentimenti
da loro provati e vissuti assumono una valenza universale.
La loro coinvolgente, tormentata vicenda è stata definita da Enzo Siciliano ” una storia alla Strindberg, “ possiamo inoltre dire che le due importanti figure creano un potente
fondale, nell’elegante architettura della trama.
Flaubert sosteneva che in ogni personaggio di un romanzo c’è qualcosa dell’autore,
Rugarli anche in qualità di acuto scrittore ci svela, con immediata e fantasiosa intuizione, le esigenze materiali e spirituali di Giacomo .
L ’esplorazione analitica di Puccini, rende palpabile l’ardore di libertà che tormentava
il suo spirito, la schermaglia sottile dei suoi contrastanti sentimenti di amore e rancore
per l’amante che gli tarpa le ali, che lo costringe a muoversi negli angusti vincoli
familiari di un affetto morboso e possessivo.
Con vibrato segno espressivo ed amara lucidità, Giampaolo delinea per noi, le
coordinate del conflittuale rapporto e mette a nudo lo stato d’animo di Giacomo, che
oscilla fra il disagio dell’uomo e la sua appassionata aspirazione di musicista .
Il maestro non vorrebbe sottostare a nessun limite per esprimere al meglio la
sua personale creatività. Rugarli definisce tale aspirazione ” la felice anarchia del vivere” che egli reputa la condizione ideale per ogni artista.
Il biografo Claudio Casini, in alcuni tratti, aveva fatto del maestro un profilo non
troppo edificante, aveva scritto che Giacomo era un uomo “ abbastanza ipocrita per concedersi di nascosto qualche avventura galante,....era sfuggente, superficiale ed egoista con qualche punto di abiezione; ma sapeva anche rendersi simpatico”.
A Rugarli preme invece farci capire che “ l’egoismo di un artista è diverso da quello
corrente, è un desiderio incoercibile di non venire distolto o disturbato sull’atto della
creazione, e la creazione non ha orari impiegatizi o turni di ferie, può accendere
la sua luce nei luoghi e nei momenti meno prevedibili”.
E ancora il romanziere sottolinea;-
” Il genio vive catafratto nel suo mondo e non socchiude neppure uno spiraglio ad uso della povera Elvira”.
Giacomo quindi vorrebbe essere interamente assorbito dalla sua musica, solo
in apparenza semplice ,essa è e resterà il fulcro dominante di tutta la sua vita.
Nel suo animo nevrotico e sensibile regna lo sconforto, un senso profondo di insoddisfazione e di incompiutezza per la greve situazione, che lo rende perennemente malinconico.
Il suo ardore romantico ed eroico, si riversa sino allo sfinimento, nell’anelito drammatico e febbrile dei suoi indimenticabili personaggi.
Dalle mirabili pagine del romanzo apprendiamo che i due (amanti) litigano spesso, e che in fondo hanno pochi interessi in comune, Giampaolo ci fa chiaramente notare
che solo la passione li avvince ” passione fisica, effimera, altalenante.
Tuttavia per più di trent’anni il grande musicista soggiace alla petulante tirannia
della compagna con i suoi eterni sospetti, le sue plateali gelosie e riconciliazioni per
le scappatelle amorose del maestro.
Quando la Benturi, scopre nella tasca di Giacomo un biglietto nel quale è scritto solo un nome “ Corinna” :- .La prosa è talmente vivida e convincente che sembra di assistere ad una reale scena coniugale.
”Elvira è violenta. Alza le mani. In qualche caso graffia, un po’ per sfogare la rabbia
e un po’ per lasciare una traccia visibile della sua ira: un monito, anzi un avviso che vale come la parola BANDITA, ossia questa è proprietà privata ed è proibito l’accesso agli estranei......”
Elvira la grande inquisitrice, con una estrema fedeltà dopo la prima infedeltà, si
scaglia come una belva contro qualsiasi donna che voglia insidiare il suo amore.
Come il tragico dramma di Torre del lago, derivato dai suoi sospetti infondati e
dalla offesa dignità di donna per le malizie innocenti della servetta Doria Manfredi.
Doria un piccolo fiore perduto e spezzato, rinuncia alla vita si avvelena con tre pastiglie di sublimato corrosivo per difendere l’onore infangato. Il suo ineluttabile gesto è paragonabile al volontario suicidio di Cio Cio San nella Butterfly.
Ora è il turno di Corinna, la malafemmina torinese che con la sua fresca gioventù ha
incantato il grande maestro.
La nuova rivale è nubile e matrimoniabile e per la concubina Elvira, ancora coniugata
al Bambacini “ è una nemica da distruggere.”
L’incalzante racconto ben ci descrive il sentimento dell’uomo maturo che assapora
il gusto fugace e nascosto dell’avventura amorosa che lo fa nuovamente vibrare come
al tempo della svanita giovinezza.
Corinna scomparirà dalla vita di Puccini dopo aver incassato una cospicua somma, con sottile ironia l’ amico Rugarli, paragona la venale donna all’ipocrita “smodato
“barone Vitellio Scarpia , allo stesso Scarpia assimila poi Elvira che dopo diciotto anni
di lotte, ormai vedova è riuscita a farsi sposare dal riluttante maestro.
Nella struggente passione che la coinvolge, la Benturi ignora il senso del limite, il suo amore immenso e divorante, la sua furiosa gelosia, si rispecchiano in Tosca, personaggio che tanto assomiglia all’insaziabile Elvira .
Come scrive Rugarli, “Tosca ripete con Cavaradossi ciò che ha imparato da
Elvira.” Ma nemmeno con Mimì, Giampaolo è molto tenero la definisce ” una sgualdrinella patetica ed arrivista” che in punto di morte può suscitare pietà, ma se per incanto o per gli efficaci risultati della streptomicina ella fosse improvvisamente risanata “ l’inveterata peccatrice scaricherebbe” nuovamente il povero Rodolfo per nuove avventure e polli da spennare. La Mimì letteraria è per Rugarli e per molti rappresentanti del sesso forte, una figura decisamente vera e reale.
E’ come se il nostro bravo romanziere, attraverso le sue riflessioni e rivelazioni provocatorie volesse una volta per sempre, cauterizzare con la fiamma incisiva della penna le perfide negatività dell’universo femminile e finalmente vendicarsi, a nome di tutti gli uomini, dei molti torti subiti.
Così l’ampio ritratto sentimentale di Elvira, che resta una figura decisiva ed essenziale della storia, ci aiuta a capire in modo chiaro la complessa psicologia della donna , a scioglierne i nodi più intricati ed a ristabilire l’equilibrio sulle colpevoli passioni del maestro in parte trasferite nelle sue opere immortali.
Dopo averci descritto l’evento interiore del maestro, lo scrittore, tenta di decifrare, con altre plausibili ipotesi il filo misterioso e le molte analogie che accomunano la divina Elvira alle diverse eroine pucciniane.
Egli ipotizza che “Giacomo con la sua musica, con le sue opere non faccia altro
che inseguire la stessa donna, senza mai riuscire ad afferrarla. Prima:- la stessa donna che vive con lui. Poi appena la giovinezza sfiorisce:- la donna che lui ricorda e che ha perduto, pur non avendola mai conquistata interamente “
Giampaolo inoltre si chiede:- “ Puccini mentre compone Manon Lescaut, pensa in qualche modo ai casi della sua vita? ” Forse per certe situazioni di stenti e sofferenze,
come le frugali “cene a base di pane e cipolla” o il piatto di fagioli che mangia alla trattoria
dal Marchi, Giacomo si è identificato nel personaggio di Des Grieux.
Ma sarà proprio il debutto di Manon Lescaut , avvenuto il I° febbraio 1893 al Teatro Regio di Torino, a lenire col suo grande successo, l’assillo economico della coppia di amanti. Successo che, sempre al Teatro Regio sarà confermato e consacrato con la Bohème il I° febbraio 1896.
A Rugarli preme più volte sottolineare l’aspetto morale di Puccini che si riversa
nel melodramma, perciò ancora palesemente afferma:- La sua Manon è stata Elvira Benturi, maritata con Narciso Gemignani, commerciante di articoli per drogheria e (sembra) compagno di fanciullezza di Giacomo“.
Sappiamo che il maestro è un uomo debole, ha della vita una concezione borghese è succube del rispetto umano e come tale non è insensibile ai molti tabù del tempo.
Il romanziere ne deduce che quando il sentimento passionale e sanguigno si è ormai affievolito, Elvira rappresenti per Giacomo solo una ” peccatrice che lo ha sprofondato in un girone infernale”.
Le eroine del melodramma pucciniano, sono come docili pedine nelle mani del compositore. In ognuna di loro possiamo notare un diverso aspetto della personalità femminile.
Mimì rappresenta la fragilità muliebre,Tosca una furiosa gelosia, Butterfly l’estrema rinuncia e dedizione, Manon l’irrequietezza e l’abbandono, la Turandot il senso del mistero.
Esse di volta in volta, incarnano i lati oscuri della passione e delle problematiche morali che ne derivano.
Non a caso l’acuto scrittore analizzando le vicende di Mimì nella Bohéme , ci fa considerare che “ L’infedeltà amorosa è sempre foriera di sciagure...”
Lo stesso concetto di tradimento ed inevitabile espiazione, Rugarli lo aveva ribadito (pag.25) a proposito di Elvira ,quando ha lasciato il Gemignani, di nuovo il nostro autore sottolinea che il tarlo del dubbio si insinua in ogni coppia irregolare, in seguito egli amaramente concluderà col dire ”... che, a ferire di infedeltà si muore di infedeltà.”
Mi piace evidenziare che in questo corposo libro oltre alla ricostruzione storica,
per trovare l’essenza della realtà, vi è spazio per i dubbi, per le ipotesi ardite e per i dovuti distinguo che ci inducano a riflettere oltre l’apparenza dei fatti.
Mi si permetta di accostare gli intenti esplorativi del caro Rugarli ad una frase pertinente di Riccardo Bacchelli, che nelle “Confessioni Letterarie” scriveva:-
“ La vita è tutta e perpetuamente inconfessabile a fondo e quel che può l’arte per rappresentarla più a fondo è di dare gli indizi di questa verità”.
Il raffinato intarsio narrativo è quanto mai attendibile e godibile. Attraverso la sua limpida prosa Rugarli reinterpreta le vicende e ci fa penetrare nella mente e nel cuore di Elvira e di Puccini, con i giochi complicati della ritualità matrimoniale, l’amore con la sua pericolosa fragilità, i subdoli ostacoli che contrastano il sogno ambizioso di immortali armonie.
E’ impossibile non commuoversi in una tale folla di contenuti e significati che segnano
il destino e la parabola dell’esistenza pucciniana. Sono certa che le pagine più belle di questo avvincente romanzo saranno per noi un ricordo forte ed intangibile.

M.Teresa Santalucia Scibona





















LA LUNA DI MALCONTENTA

GIAMPAOLO RUGARLI - LA LUNA DI MALCONTENTA – PREFAZIONE DI
CESARE DE MICHELIS - MARSILIO EDITORI -VENEZIA - PAGG.178
Euro 12,50

Giampaolo Rugarli è un narratore di razza conosciuto e tradotto in molti
paesi europei, collabora inoltre a diversi giornali.
Il suo è un felice percorso artistico folto di opere come” La troga”(1988),
“Il nido di ghiaccio”(1989 Premio selezione Campiello),”Una gardenia nei
capelli” (Premi Domenico Rea, Sirmione - Catullo, Ibla - un ponte per l’Europa,
Fenice – Europa), la biografia romanzata della vita di Giacomo Puccini,
“La divina Elvira”- Marsilio Editori (1999 Premio Mulinello 2000),
”La viaggiatrice del tram numero 4” (2001),” Una montagna australiana” (1992)
Ha scritto inoltre il saggio “ Diario di un uomo a disagio”, e i racconti
“ I camini delle fate”, “Il punto di vista del mostro” (2000 Premio Chiara),
“Olevano, la patria romantica” (2003) “I non amori di Giacomo Leopardi “ (1988)
Le commedie “ Il cavaliere e la vendita della saggezza”, ”Ultime notizie
dall’Acheronte”( 2000).
I brillanti testi hanno riscosso un meritato ed indiscutibile successo.
La sua colta scrittura ricca di significati, è duttile e si plasma
nelle diverse situazioni che deve descrivere, è sensuale, istintiva, ma non
rasenta mai la spinta volgarità.
Il dialogo del suo immediato ed efficace narrare, è rapido, lucido e scarno.

È improntata a una libertà di pensiero che avvalendosi di una sbrigliata fantasia
riesce a descrivere gli aspetti più veri e comuni della stessa realtà.
Questo nuovo e intrigante romanzo di Giampaolo Rugarli attesta una sua
linea riepilogativa. Conclude infatti una indovinata trilogia e vuol essere una
velata denuncia verso una cultura editoriale ambigua e molto mercantile.
Un atto coraggioso, indispensabile volutamente provocatorio per far chiarezza
sul fumoso e torbido mondo dell’editoria, nelle cui situazioni molti scrittori si
potranno rispecchiare.
Tale appassionante tema fu iniziato dall’autore nel 1977 con il volume
“ Il superlativo assoluto” (Garzanti) con il quale vinse il Premio Bagutta opera
prima, poi Rugarli scrisse l’appassionante testo” Andromeda e la notte”
( Rizzoli, 1990), con il quale ottenne il Premio Capri e fu finalista del Premio
Strega.
Arricchita da un acuta prefazione del critico Cesare De Michelis ,” La Luna
di Malcontenta”, è un romanzo psicologico che attrae e fa riflettere, attento ai
diversi problemi della nostra società e come tale può essere percepito con molte
chiavi di lettura.I personaggi con le loro innocenti manie, sono delineati con ironica
aderenza alle rispettive situazioni che talora rasentano il grottesco ma non avulse
La trama è ambientata tra Marghera e Malcontenta, che è un piccolo “ borgo di
quattro case” la derivazione di tale originale nome era stato spiegato all’autore
dal nobile Antonio Foscari.
In questo ambiente umido e nebbioso, con “il cielo basso, grigio, gonfio di
noia esistenziale” si snoda la storia sentimentale sbocciata fra la giovane Giulia
e un vecchio magazziniere che lavora nella casa Editrice Avicenna.
L’anziano ha l’ingrato compito di spedire al macero i libri in eccedenza, scelti
spesso senza criteri di valutazione, dall’ottusa e inflessibile padrona Conchita Winkelmann.
2
Ma anche l’uomo, che ha subito molte delusioni e dispiaceri si ritiene come un
inutile libro da macerare.
La ragazza è ancora perdutamente innamorata del notaio Francesco
Dal Greco, regolarmente sposato con un'altra.
Il bel Francesco l’ha mollata dopo una altilenante relazione clandestina durata
dieci anni.
Giulia però, non vuole rassegnarsi a tale abbandono e coltiva l’assurda speranza
che l’amore fra loro rifiorisca, per riconquistarlo mette in atto delle strane strategie
che rasentano la follia.
Anche se la sua desolata solitudine, sarà confortata dalla tenera amicizia del magazziniere i cui sentimenti affettivi per lei, sono venati da una malinconia
crepuscolare.
Il dialogo del suo immediato narrare è rapido lucido,scarnoCon uno stile ironico e malizioso che ben rende e descrive gli aspetti più grotteschi
della nostra complicata esistenza


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Data: 17/07/2019
Ora: 15:24

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