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Read "LA CONTESA DEI VINI"
testimonianze_critiche.png Prefazione di Vinicio SERINO
e qualche verso di assaggio del poemetto ludico

..." La Contesa dei vini " - Pascal Editrice
Via Mazzini, 95 - 53100 Siena
e-mail:infotiscali@pascaleditrice.it
www.pascaleditrice.it
di M.Teresa Santalucia Scibona
copertina di Enzo Santini
...............................
"... Il rosso " Nobile di Montepulciano"
dal profumo di mammole,
incorporato al " Prugnolo gentile"
ascolta altezzoso, un pò ostile
le francesi ascendenze del " Barolo"
che vanta il gentilizio casato.
Il granato vino per grandi arrosti,
armonico, intenso, vellutato,
deriva dal " Nebbiolo, ma non solo.
Racconta con sussiego ad alta voce
l'avvincente storia di Giulia Colbert
marchesa di Barolo,
da cui proviene l'altisonante nome.
Poi veloce, da vero gentiluomo
garbato e galante, si inchina
sfiorando l'affusolata mano
della bionda " Vernaccia"
turrita perla di San Gimignano."
.................................

A CHI NON PIACE IL VINO, DIO GLI TOLGA L’ACQUA …

(Antico proverbio toscano)


Maria Teresa Scibona con questa sua “Contesa” rende, ancora una volta, onore alle propria condizione di poetessa, ossia, di autentica “creatrice”, di “facitrice” in grado di attivare e ravvivare sentimenti e quindi di suscitare emozioni. Lo ha già fatto in passato con lavori che hanno ben rappresentato la sua multiforme condizione. Di pensatrice capace di riflettere intorno ai grandi temi della vita, come ne “il Tempo sospeso”. Di credente dalla fede a tutta prova, come nell’epico “Mosè”. Di donna che ha conosciuto e conosce sul suo corpo, sulla sua anima, la forza irresistibile che fa muovere il mondo, ne “L’Amore Imperfetto”.
Anche stavolta, seppure in una dimensione molto diversa da quella che le è abituale, tiene fede al proprio impegno “creativo”, evocando, in questa disputa gioiosa, combattuta a suon di sapori e di aromi, l’idea (consolante) della bellezza e della piacevolezza dell’esistere.
Chi l’ha detto che il poeta deve essere sempre triste, serio, malinconico? Chi gli impedisce di vedere il meraviglioso della vita che, come insegna Aristotele nella sua Metafisica, è alle radici del pensiero umano? Giacché, appunto, “gli uomini hanno cominciato a filosofare…a causa della meraviglia”, del Tauma, dello stupore che si prova – che le animi sensibili provano – di fronte allo spettacolo straordinario quotidianamente offerto dalla vita.
Credo proprio che, esattamente questo costituisca l’essenza, per così dire, l’ubi consistam, della condizione, al tempo stesso umana e poetica, di Maria Teresa. Nella sua “Contesa”, i vini, rappresentando le rispettive virtutes, agiscono come attori sulla scena della vita. Sono connotati, nel “solenne simposio” – parola straordinaria, che al tempo stesso richiama il rito pagano del bere, ma anche una delle opere più notevoli prodotte dalla filosofia greca – tali e quali ad uomini che si presentano per le loro qualità intrinseche; per le proprie caratteristiche “psicologiche; insomma per una ben delineata – e forte - “personalità”
Così il Sassicaia non può che recare nel proprio dna il mormorio dei cipressetti carducciani, dopo aver “respirato la baruffe del salso maestrale”. Lo stesso che faceva urlare e biancheggiare il mare nella celeberrima “San Martino”, mentre “per le vie del borgo”, “l’aspro odor de i vini” rallegra le anime.
Così ancora il Brunello, “baldo raffinato menestrello”, “scalda il corpo” e la mente, inducendo “all’amore festoso”. Ed evocando al contempo la bellezza di una terra antica dove il suono della serenata levata all’indirizzo di qualche bella e sognante dama sfumava nell’austero canto gregoriano dei monaci benedettini della Abbazia di Sant’Antimo.
E così, sempre per restare nella bella terra di Toscana, Chianti è un “barone…nobile vigoroso, di classica eleganza ricco di stile”, che vive “fra i boschi secolari” del Castello di Brolio”. Richiamando inequivocabilmente la figura possente di Bettino Ricasoli, il Barone di ferro, la cui anima inquieta, secondo la nota leggenda popolare, continua ancora ad aggirarsi per quei luoghi in sella ad un veloce cavallo e ,seguito da una muta latrante di cani, a vagare tra i boschi secolari che circondano il suo munito castello.
Ma non si tratta solo di una Contesa di vini. Vi è anche una contesa fra i vini: la Vernaccia, ”deliziosa perla delle torri/austera e solitaria /drappeggiata nel serico vestito paglierino” che “scruta i compagni/con sguardo penetrante”. E’ lei la damigella ambita che scatena il desiderio di tanti compagni che, volta a volta, pavoneggiano esibendo le proprie doti migliori. Anzi, appetibili… Il Galestro “dall’aspetto giovane” appare ”aitante…virile”, forse “muscoloso”. Ma, pensa accortamente la bella fanciulla, potrebbe ben essere “timido e maldestro”. Forse meglio di lui il sanguigno Sangiovese, “opulento e cortese”; rappresentato come un ricco, distinto signore di mezza età, che non induce certo a pensare ad una vita avventurosa e movimentata, quanto piuttosto alla tranquillità calda e confortevole di una agiata condizione borghese. Di certo non sarà il Frascati il prediletto. Poiché, sebbene “giulivo ed ammiccante”, richiama gli odori plebei del fritto di carciofi – sia pure nella gratificante versione “alla giudea” – e l’abbacchio alla romana, apparendo così, irrimediabilmente, “un po’ burino”.
I favori della bionda fanciulla potrebbero allora cadere sul Morellino maremmano, “cresciuto nelle vigne collinari, tra l’Ombrone e l’Albegna”, “serafico e robusto”, che non disdegna certo “l’inebriante vaghezza delle donne/né gli intrecci amorosi e nobiliari”. Perché è nato nelle antiche e misteriose terre d’Etruria e la sua linfa, da tempo immemorabile, ha riempito i cuori di amore e di poesia, scacciando ogni malinconia, come è ancora possibile leggere sui muri delle tombe del popolo Rasenna che testimoniano la gaiezza spensierata di quelle genti venute da Oriente.
Ma la giovane e bionda fanciulla potrebbe anche guardare altrove, verso la godibilità divina di Dievole, annunciando la propria unione “in perfetta armonia con la natura”. Chissà…
La contesa continuerà comunque coinvolgendo il “gaudente” Lambrusco; il Passito dal “bon ton” tipico dei signori del sud; il Biferno “seduttivo” e dalla “imprudente spavalderia”; il “baldo” Primitivo.
Nessuno sa chi sarà il vincitore, mentre Bacco, insieme alla sua dolce Arianna, contornato dalla Menadi danzanti e dai Satiri irsuti, muove lieto alla volta dell’Enoteca senese, continuando ad ammonire gli umani che del “diman non vi è certezza”.


VINICIO SERINO


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Da: sconosciuto

Carissima signora Scibona, gentile Amica,

leggere dei vini così come Lei li ha descritti, facendone delle "persone" ricche di carattere e di dignitosa rispettabilità, fa venire l'acquolina in bocca, e la sete sembra ardere come durante un lauto e raffinato pranzo...
Cosa dire, se non "leviamo i calici, e brindiamo alla felicità della vita!", come Lei ci insegna con la gioia intellettuale che La contraddistingue?

Un caro abbraccio
Marcella Malfatti
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Data: 25/06/2019
Ora: 12:40

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