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Read E SARA' LUCE
poesie.pngL'alba del nuovo anno 2005, ancora colmo di tutte le nostre speranze, inizia invece con l'angoscia strisciante
per le troppe vittime del maremoto del sud-est asiatico
L'onda assassina in un attimo ha livellato, indifferente,
la sorte di poveri e ricchi. Se pensiamo a quanto sia precaria e aleatoria la nostra effimera vita e a come sia ovunque diffusa povertà e sofferenza, dovremmo fare il serio proposito di essere meno egoisti. Rinunciando ad una quota dell'imperante superfluo che ci assedia, potremo divenire noi una tangibile speranza, per garantire almeno il cibo necessario ai milioni di fratelli che in altre parti del mondo muoiono i fame.


E SARA’ LUCE

Signore che creasti le stelle e le galassie,
l’universo infinito e la terra opulenta
dove la fresca erba spartisce il vento.
Dove il mare si placa
in un salso turchino
irte le prode del viaggio verso Te.
E negli incerti passi che tentiamo
sei come un padre che gioca
e si nasconde al figlioletto
che mal si regge in piedi.
E solo la speranza di vederti
apparire allevia bruciore alle cadute.
Non sempre comprendiamo
gli ignoti giorni del nostro andare
né la dovizia delle pene
che assiepano il cammino.
E quando come bestie ferite
non possiamo leccarci gli sbrani
che tritano le carni e inchiodano
il cuore, non basta un cielo azzurro
non basta il sole per vederci sorridere.
Così contiamo i giorni
del nostro scontento.
Ma Tu che ci hai promesso canestri
ricolmi di gioia dirada
gli agri mattini dell'inverno,
snebbia la strada del ritorno.
Malgrado l' albagia di labili
preghiere crediamo in Te.

(Siena,rielaborata il 6 febbraio 1993)
M. Teresa Santalucia Scibona

ET LA LUMIERE SERA

Seigneur, qui créas les étoiles
et les galaxies, l’univers infini
et la terre opulente
où le vent répartit l ‘herbe fraîche.
Où s’apaise la mer
dans son violet salin.
Figures de proue, nous naviguons vers Toi.
Et dans les pas incertains que nous tentons de faire,
Tu es tel un père qui joue
à cache-cache avec son tout petit enfant
aux pieds chancelants.
Il n’est que l’espérance de Te voir
apparaître pour soulager la brûlure
de nos chutes.
Nous ne saisissons pas toujours
les jours inconnus de notre cheminement
ni la richesse de nos chagrins
qui buissonnent sur notre chemin.
Et lorsque, pareils à des bêtes blessées,
nous ne pouvons lécher
ni nos chairs déchiquetées ni notr coeur
cloué, un ciel bleu et le soleil
ne suffisent pas a nous faire sourire.Ainsi
comptons-nous les jours de notre mécontentement.
Mais Toi qui nous a promis des corbeilles
pleines de joie atténue l’aigreur
de nos matins d’hiver,
dissipe la brume sur la route de notre retour.
Malgré la morgue de nos fugaces
prières nous croyons en Toi.

Sienne, le six février 1993
Trad. de Ben Felix Pino




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